Il grave errore di strategia elettrica di Greengo/Sharengo/Zhidou/Geely

13 Gen

Nel 2012 nasceva dall’ingegno italiano, a Livorno, una piccola ma rivoluzionaria auto, o meglio, una “miniauto”, o “minicar” che dir si voglia; era elettrica ma, per l’epoca, molto economica: quando la più economica delle auto elettriche costava 36.000 euro ed aveva 150 km di autonomia dichiarata (100 reali), la Greengo lanciò sul mercato la “Interconnected Car – Zero emission – Icar0“: con 18.000 euro si poteva portare a casa una due-posti con 150 km di autonomia dichiarata (100 reali), con dotazioni mai viste su una minicar, tantopiù elettrica (l’unica alternativa era la Renault Twizy, senza sportelli, senza finestrini, senza riscaldamento, senza niente praticamente aveva solo i sedili e il  volante, ma un contratto-capestro  che obbligava a noleggiare la batteria “per sempre”; oppure una Tazzari Zero da 25.000 euro senza nessuna dotazione).

Con la Icar0 (o “icaro”, con la lettera “o” alla fine invece dello zero) la batteria era di proprietà fin da subito, e oltra a finestrini di serie (!!!) e pure elettrici aveva, nella versione full-optional, il servofreno, l’autoradio, il navigatore, il riscaldamento, lo sbrinatore posteriore, la telecamera posteriore, i sensori di parcheggio...

Certo 18.000 euro erano comunque tanti, così più che tra il grande pubblico, la icaro ebbe successo tra i noleggiatori: dopo GreenGo nacque così Sharen’go, che introdusse in Italia il “carsharing elettrico“: non solo non devi spendere 36000 euro per un’auto elettrica, ma non devi spenderne nemmeno 18.000 per una minicar: ti basta pagarla quando la usi, a km e a tempo; e ne furono vendute alcune migliaia, in Italia e in tutta Europa.

E oggi?

Oggi una batteria al litio da 10 kWh come quella della Icaro non costa più 12.000 euro come nel 2012, ma ne costa 3500 a comprarla “sfusa” per la Icaro, quindi probabilmente al produttore ne costa 2000: il che vuol dire che la Icaro oggi potrebbe essere venduta non più a 18.000 euro ma forse 8.000; o forse a meno, visto che ne sono state prodotte per anni in gran quantità, conservando la struttura della carrozzeria ma migliorando le dotazioni (dalla A1 si è passati alla A1+, alla H1 e alla D1, esteriormente sempre identiche): dai 50 km/h iniziali si è passati a 90, è stata aggiunta l’aria condizionata, aumentata la ripresa in partenza e in salita.

E quanto costa oggi una icaro?

18.000 euro (!!!)

E stanno continuando a produrla e migliorarla? Macchè: hanno deciso di cambiare carrozzeria, e passare dalla minicar alla “vera” auto, col modello D3. Chiaramente il prezzo aumenta, essendo obbligatori sugli autoveicoli alcuni dispositivi non obbligatori sulle minicar: ABS e airbag, del costo di migliaia di euro!

E così, eccoci arrivati al 2019, anno in cui diversi costruttori hanno già annunciato l’arrivo di auto elettriche (vere auto a 4-5 posti, non minicar, e con autonomia di 300-400 km, non 100), al costo di 20.000 euro o meno.

Praticamente dal 2019 potrebbe diventare possibile pagare un’auto vera e di marca meno di una “auto in miniatura” di marca semi-sconosciuta.

Se la Greengo/Sharengo/Zhidou, di proprietà della Geely a sua volta di proprietà della Volvo, non cambia strategia, poco ma sicuro che la Icaro, anzichè passare dal carsharing al privato, scomparirà del tutto dal mercato delle auto elettriche.

Staremo a vedere, ma la faccenda somiglia molto all’errore strategico della Oxygen, che cercò di “rilanciare” con l’Oxygen Cargoscooter l’idea di scooter elettrico lanciata qualche anno prima con l’Oxygen Lepton. Solo che il Lepton costava 2-3000 euro, il Cargoscooter 6000-8000 euro, ed erano entrambi ciclomotori da 45 km/h.

La Oxygen è sparita dal mercato.

 

 

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