Chi ha bisogno dell’auto elettrica? I tassisti sicuramente.

13 Giu

Oggi come 100 anni fa, sono i tassisti gli utenti che potrebbero più verosimilmente essere interessati ad utilizzare mezzi a propulsione esclusivamente elettrica, e fin da subito.

Un tassista può arrivare a percorrere centinaia di chilometri al giorno, ma solo grazie a decine e decine di piccoli spostamenti urbani di qualche chilometro: esattamente il tipo di prestazione che qualunque auto elettrica è oggi ampiamente in grado di fornire. Per di più, ricaricare una batteria poco e spesso ne prolunga enormemente la vita (scaricare solo il 10% di una batteria al litio e poi ricaricarla significa poterla far durare anche più di 10.000 cicli del 100%). A questo si aggiunge il fatto che un tassista potrebbe contare non su un singolo mezzo, ma su tutto il parco macchine dell’azienda, per cui non avrebbe difficoltà tecniche a passare da un mezzo all’altro mentre ad uno viene “rabboccata” la carica nella batteria.

Un po’ di storia del “tassismo elettrico”

Era il 19 agosto 1897 quando Walter Bersey inaugurò la sua “London Electrical Cab Company”: sì, i primi taxi della storia di Londra erano auto elettriche! Erano soprannominati “Hummingbirds” (“colibrì”. Ma “hum” significa “ronzare”) a causa del rumore che facevano. Solo nel 1903 arrivarono i primi taxi a benzina (http://www.london-taxi-cabs.com/information/history-of-the-licensed-london-taxi ) .

Questi primi taxi avevano motori Lundell da 3,5 cavalli (2,2 kW), una velocità di punta di 19 km/h, pacchi di 4 batterie da 80 volt ciascuna (per un totale di 750 kg (1)), rimovibili in 5 minuti, e un’autonomia di 48 km, e ognuno pesava due tonnellate. Le batterie avevano probabilmente una densità gravimetrica di energia intorno ai 26 Wh/kg per una potenza di 5W/kg (2). I primi 12 taxi furono costruiti dalla ” Great Horseless Carriage Company” su progetto di Bersey e sotto la guida di Mulliner, più famoso per le sue Bentleys. Successivamente una versione più avanzata fu fabbricata dalla “Gloucester Railway Waggon Company”.

All’epoca, come fece notare il Daily Telegraph, fu una vera rivoluzione, perché fino ad allora i taxi funzionavano a cavalli… veri, cioè tramite carrozze trainate da cavalli, animali “antigienici, soggetti a malattie e responsabili di diffusione di germi ad ogni colpo di vento su strade pavimentate a legno impregnate di sozzura”.

Bersey aveva iniziato la sperimentazione di auto elettriche già nel 1880, convinto che le auto a petrolio non avrebbero avuto futuro, a causa delle loro “continue vibrazioni, odore sgradevole e inevitabile produzione di calore e rumore”.

La London Electrical Cab Company” raggiunse l’apice del successo già nell’anno successivo, con un parco auto di 75 mezzi contro i 15 iniziali, eppure già l’anno seguente fu costretta a chiudere, a causa dei frequenti guasti ai mezzi, dell’alto costo delle batterie e dell’inadeguatezza dei pneumatici: la loro continua sostituzione costituiva la maggior voce di spesa dell’azienda, essendo la gomma usata non adatta a sostenere l’alto peso della vettura (1).

Particolarità tecnica curiosa è che il veicolo e le batterie si trovavano su due sistemi di sospensioni indipendenti, ma ciononostante le batterie subivano frequenti guasti a causa delle forti vibrazioni cui erano sottoposte a causa delle strade piuttosto “primitive” dell’epoca, e del fatto che i pneumatici non erano veri e propri “pneumatici”, essendo fatti di gomma piena. Le piastre delle batterie si crepavano e rompevano, rendendo le batterie stesse inservibili.

Ma ciò che è più interessante e che pare che all’epoca l’opinione pubblica fu spinta a credere che i taxi elettrici fossero pericolosi e inaffidabili da campagne denigratorie condotte da quotidiani che sostenevano la causa dei tassisti “tradizionali”, che per qualche motivo vedevano minacciata la propria attività (1).

Nel 1898 si tenne a Parigi una gara tra taxi che vide confrontarsi una discreta varietà di veicoli, sui quali sono disponibili questi dati:

  • Massa a vuoto: tra 1130 e 1662 kg
  • Rapporto massa batteria/veicolo: tra 25.8 e 31.3 (cioè da 1/4 a 1/3).
  • Massa motore: da 100 a 130 kg
  • Potenza: 3 kW (4 cavalli) (… il doppio di una carrozza a due cavalli! 😉 )
  • Velocità media: tra 4.7 e 26.4 km/h a seconda del veicolo.
  • Tensione batterie: 45 e 88V
  • Corrente: tra 15 e 44 A
  • Potenza: tra 1 e 4 kW circa
  • Rapporto potenza/peso: tra 0,8 e 2,3 W/kg
  • Consumi: tra 100 e 140 Wh/km circa

Test in salita:

  • velocità media: circa 6 km/h
  • tensione batteria: circa 85V
  • Corrente: 50-60A
  • Potenza: 4-5 kW
  • Consumo: 600-900 Wh/km

(Per confronto, le auto elettriche moderne hanno motori da 50-100 kW, rapporto peso/potenza di oltre 50 unità, velocità massima di 130 km/h, e autonomia di 100-200 km).

Nel 1899, anno in cui chiuse a Londra la “London Electrical Cab Company”, a Parigi comparvero due taxi elettrici, il giorno dopo erano già 6, e nessuno di loro era tra quelli che avevano vinto la gara del 1898: erano invece degli “Hummingbird” modificati. Lo stesso mese arrivarono a 30 unità, e dopo una prima serie sperimentale di 100, l’obiettivo era di arrivare a 1000 per la World Exhibition prevista per il 1900.

Questa terza versione dei taxi elettrici di Bersey pesaba 2300 kg, aveva ancora le ruote sterzanti a pignone centrale come sulle carrozze a cavalli, e ancora non montava pneumatici. Dopo esperimenti con batterie Julien ed EPS, alla fine furono scelte batterie TEM.

L’esito della sperimentazione fu tuttavia disastroso, tanto che a fine ottobre 1899 era in servizio un solo taxi elettrico in tutta Parigi. Ancora una volta, il problema erano l’affidabilità e il costo delle batterie, che duravano solo un’ottantina di cicli.

(1)     The Electric Vehicle: Technology and Expectations in the Automobile Age,  Di Gijs Mom – p.67, 68

(2)     The Electric Vehicle: Technology and Expectations in the Automobile Age,  Di Gijs Mom – p.72

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Una Risposta to “Chi ha bisogno dell’auto elettrica? I tassisti sicuramente.”

  1. gino 2014/09/15 a 14:46 #

    Mi spaice ma il tuo assunto di base è sbagliato.
    In Italia non esistono le “Flotte di Taxi”, ma sono tutte cooperative di singoli padroncini. Infatto i comuni prevedono che la licenza per taxi sia nominativa per la singola persona e legata alla vettura. Quindi un tassista non può passare da un’auto all’altra, gli è impedito dalla burocrazia, poichè non può spostare la licenza.

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