Prove su strada: Renault Twizy 80

1 Apr

Ho appena terminato il test su strada di 24 ore della Twizy. La valutazione è drammatica: in una scala da 1 a 10, la Renault Twizy merita un bel 2 (due).

Non bastano due mani per contate tutti i difetti della Twizy, eppure ce n’è uno che li surclassa tutti e, da solo, è sufficiente a rendere impensabile l’acquisto di questo mezzo: l’assenza dei finestrini!

Proprio così, questo “mezzo”, che non è classificabile né come scooter né come automobile, non dispone di finestrini, e persino gli sportelli sono solo opzionali. Eppure può viaggiare fino a 80 km/h! Ma si guida senza casco. Il risultato inevitabile è che a 80 all’ora l’abitacolo è investito da una specie di tornado, soprattutto nell’angusto sedile posteriore in cui è incastonato lo sfortunato passeggero. Ma anche a 45 all’ora, la velocità massima raggiungibile dal Twizy45 “per bambini”, se non è il vento a entrare, è il freddo: ci si può vestire anche da scooteristi, volendo, ma la testa risulterà comunque scoperta, perché non serve il casco per guidare il Twizy (e comunque non c’e’ spazio per indossare il casco, il tetto è troppo basso). E anche se si mette un berretto da sciatore, niente può impedire a vento, foglie, insetti e sabbia (e perché non uccelli di passaggio?) di introdursi nell’abitacolo durante la marcia, il che se a 45 all’ora può essere un fastidio, a 80 km/h diventa un serio pericolo. L’unica soluzione sarebbe quindi guidare il Twizy indossando gli occhialetti di Snoopy.

C’e’ chi dice che, a grande richiesta, la Renault sta già studiando una modifica al Twizy per dotarlo di finestrini. Vediamo se sarebbe sufficiente, elencando gli altri problemi riscontrati nel corso della prova.

Una volta fatto insinuare il passeggero a cavallo del sedile posteriore, lo comprimo (il passeggero) col sedile anteriore in modo da poter entrare anch’io; una volta a bordo mi graffio un paio di dita per abbassare lo sportello, che non ha una maniglia per tirarlo giù, ma in compenso ha il plexiglass abbastanza affilato da graffiare (domanda: ma se ha il plexiglass nella parte bassa dello sportello, perché diavolo non ce l’ha anche nella parte alta per riparare dal vento?!?). Prendo il mio fido smartphone e faccio partire il logger GPS per monitorare i parametri di viaggio, poi lo appoggio su… no lo appoggio… no lo metto…. DOVE CAVOLO lo metto il cellulare?!? Non esiste una superficie piana in tutto l’abitacolo, a parte il pavimento! Alla fine, ho trovato un posto dove appoggiare il cellulare durante il viaggio: tra le pa**e, sul mio sedile.

Ok, passo ad accendere il mezzo: inserisco la chiave nel… dove… aspetta, non… cribbio, la serratura per l’avviamento è talmente incassata dietro al volante che non si vede, e anche se la vedi, se poi metti la mano per inserire la chiave non vedi più la serratura per infilarcela! E questo DI GIORNO! Di nottè, è virtualmente impossibile accendere il Twizy, perché non esiste luce di cortesia nell’abitacolo, e nei recessi posteriori del volante, dove deve infilarsi la chiave, la poca luce dei lampioni stradali non riesce ad entrare! Ma per fortuna faccio la prima prova di giorno, quindi riesco ad accendere il mezzo. Fortuna? Be’, insomma. Una volta partito, essendo le 6 del pomeriggio ho il sole in faccia, così vado per abbassare l’aletta parasole… ma non c’e’ nessuna aletta parasole! Così, devo farmi 5 chilometri con una mano sullo sterzo e l’altra davanti agli occhi a fare da parasole. Ma non c’e’ problema, tanto il Twizy non è né una macchina né uno scooter, quindi la mano non mi serve né per cambiare marcia, né per accelerare…

Mah, vediamo un po’ come sta il passeggero dietro. Vediamo?!? E chi lo vede? Non c’e’ specchietto retrovisore interno (e come potrebbe? Non c’è lunotto posteriore!), quindi a quanto ne so il passeggero potrebbe anche essere stato sbalzato fuori dell’abitacolo quando ho preso l’ultimo dosso: il Twizy ha infatti solidissime sospensioni… in marmo di Carrara, talmente solide che ogni buca è un calcio nel sedere, e se sfortunatamente si capita su uno di quei dossi per rallentare il traffico, se si è più alti di 1,70 si sbatte una sonora capocciata sul tettuccio, perché le sospensioni non assorbono assolutamente NIENTE. Sarebbe interessante provarle sui sampietrini di Roma, ma per fortuna non ho avuto l’occasione, sarebbe da rincitrullirsi dopo 50 metri!

Vabbè, devo trovare un altro modo per capire se il passeggero è ancora al suo posto. Provo a chiederglielo… ma non può sentirmi, c’e’ troppo rumore: quando arriva a 80 all’ora, il motore del Twizy produce un fischio simile a quello di un aereo in decollo; quando poi ti fermi a un semaforo, le auto che sfrecciano sulla corsia opposta fanno un frastuono tale che non riesci a sentire neanche i tuoi pensieri, figuriamoci sentire il passeggero! Forse è una sensazione dovuta al fatto di PENSARE di stare su un’auto, triovandosi un mano un volante, mentre in realtà si sta una specie di scooter… ma non si ha il casco in testa ad attutire il rumore.

Vabbè, alla fine urlando riesco a farmi sentire dal passeggero, che mi risponde di esserci, ma di non essere per niente contento: non solo sta morendo di freddo (sarà anche il 15 maggio, ma ci sono anche 15 insensati gradi centigradi!), ma ha la sensazione di trovarsi chiuso in una scatola al centro di un uragano: le uniche aperture del “vano passeggeri” sul mondo esterno, infatti, sono gli spazi tra il poggiatesta anteriore e le pareti: utili solo per far passare il vento, non certo per vedere il mondo; a destra e a sinistra, invece, il passeggero vede solo plastica, e davanti a sé vede la plastica del poggiatesta; in mezzo alle gambe ha il sedile anteriore. Un posto comodissimo.

Ignorando le proteste del passeggero, continuo il mio viaggio sperimentale: continuo a non vedere un tubo per via del sole e del vetro sporco di sabbia, così faccio partire il tergicristallo. “Comodo lo scooter col tergicristallo”, penso. Peccato che sia come non averlo: forse non c’e’ sapone nell’acqua, forse la sabbia è incollata, fatto sta che nonostante una ventina di passate il tergicristallo non riesce a pulire assolutamente niente, nonostante abbia quasi finito l’acqua, a forza di azionarli. A proposito, come si fa a rabboccare l’acqua dei tergicristalli? Semplice: basta versare acqua nel vano dove si trova la spina per la ricarica elettrica! Non è una barzelletta, è proprio così: la vaschetta dei tergicristalli si trova sotto lo sportellino sul muso del mezzo, accanto ai cavi di ricarica da 230 volt. Un’idea geniale. Come avrà fatto questo mezzo ad ottenere l’omologazione per la sicurezza?!? Me lo ero già chiesto prima, mentre traballavo a 80 all’ora tra buche e raffiche di vento, ora me lo chiedo più che mai.

Vabbè, per fortuna la prima parte del viaggio è finita, siamo arrivati alle colonnine di ricarica. Peccato, che, naturalmente, le postazioni siano occupate da auto a benzina;

anche lasciando il minuscolo Twizy in doppia fila, il cavo elastico da 3 pseudo-metri non è sufficientemente lungo, perché essendo “a molla” mi sfila la spina dalla piccola prolunga che mi sono portato dietro per interporre tra Twizy e colonnina il logger di energia… Mi tocca andare a ricaricare alle colonnine deserte dell’università: deserte perché nei dintorni, a parte l’università, non c’e’ NIENTE: un negozio, una pizzeria, NIENTE. E sono già le 8 e vorrei fare rifornimento anch’io, mentre lo fa il Twizy.

Passeggiando per mezz’ora arrivo alla fine a un ristorante, dove posso rifocillarmi; tra andata, ritorno e pasto, passa un’ora e mezzo, sufficiente per riportare la carica dal 60% al 100%. L’assorbimento nel corso della ricarica è mostrato dal grafico qui sotto, che mostra le due ricariche che ho fatto:

Perché dicono che è obbligatorio cambiare fornitura ENEL da 3 a 4,5 kW per ricaricare il Twizy?!? Forse quando la batteria è a zero il caricabatterie assorbe molto di più? Il grafico non dà motivo di crederlo, sembra un normale grafico di ricarica di una batteria al litio con assorbimento costante per il 90% del tempo e bilanciamento finale. 

Vabbè, lo scooter ormai è carico, apro lo sportello per entrare…. usando la maniglia INTERNA, perché fuori non c’e’, e dopo aver tolto da terra e dal sedile foglie e aghi di pino, ci re incastriamo in posizione. Il viaggio di ritorno notturno non si può fare a più di 40 all’ora, per non morire assiderati. Arrivato a casa, non me la sento di parcheggiare questo coso aperto in strada, ma per fortuna riesco a incunearlo nel mio posto macchina INSIEME alla macchina, per quanto è piccolo.

Stanotte non potrò ricaricarlo, perché dovrei tenere una prolunga di 20 metri in cortile attaccata alla 220 per tutta la notte, e oltretutto mi rimarrebbe aperta la porta di casa, perché non ho finestre che danno sul cortile: posso fare solo una breve prova di ricarica, da cui ottengo qualche ultimo dato: la prolunga in effetti scalda abbastanza (infatti il manuale vieta apertamente di usare prolunghe e riduttori per attaccare il cavo di ricarica), specialmente nel tratto che qualche giorno fa ho sostituito, per motivi sperimentali di altro genere, con un tratto di cavo piuttosto sottile. Assorbendo 2300 W, nel cavo passano 10 A, quindi si scalda come si scalda quello della stufa elettrica del bagno, forse più. Accettabile per una breve ricarica monitorata di persona, non certo per un collegamento notturno di 8 ore.

Il manuale non fa il minimo cenno alla capienza delle batterie (come anche all’assorbimento del caricabatterie), parla solo di 3,5 ore necessarie per ricaricarle a casa, e può darsi che sia vero, visto che in un’ora e mezzo ho caricato mezza batteria. Se ne deduce che l’energia utile delle batterie dovrebbe ammontare a circa 8 kWh, che se sono il 50% della capacità totale come accade in genere, più o meno, per le auto elettriche, significa una batteria da 16 kWh effettivi; se invece è il 65%, significa 12 kWh.

Un paio di ultime note sul vano portaoggetti posteriore: un vero disastro di progettazione. Non solo è quasi impossibile da aprire e da chiudere, perchè quando la serratura è aperta la chiave non si può estrarre e impedisce allo sportello di aprirsi, ma anche perchè è ricavato direttamente tra la scocca metallica e il rivestimento in plastica, con spigoli vivi che rischiano di graffiare le mani, ed è talmente profondo che è impossibile vederne il fondo, bisogna andare a tastoni.

Ricapitoliamo quindi i difetti riscontrati:

 

*Finestrini assenti

*Alette parasole assenti

 

*Luce abitacolo assente

 

*Chiave incassata

*Superfici di appoggio assenti

 

*Retro claustrofobico

*Sportelli taglienti

*Sportelli senza maniglie

*Tergicristalli che non puliscono

*Ricarica elettrica vicino ad acqua tergicristalli

*Sportelli che non si aprono da fuori

*Sospensioni durissime

*Specchietto interno assente

 

*Rumorosità motore

*Rumorosità da fuori

*Freddo

*Vento

*No spazio per indossare il casco

*Traballante ad alta velocità

*Sbuffi di sabbia in faccia

*Aghi di pino per terra

*Accesso posteriore scomodissimo, maniglia sedile introvabile

*Vano portaoggetti si incastra sulla chiave

Ma quindi questo strano aggeggio ha solo difetti?

No, ha anche dei lati positivi; l’idea di per sè è ottima, di andare in giro occupando lo spazio di due persone invece che di 5, e la propulsione elettrica sappiamo già essere l’inevitabile scelta del futuro, se non vogliamo morire tutti soffocati. Solo che è stata realizzata malissimo, per via di tutti i difetti elencati sopra.

Non resta quindi che aspettare un’eventuale “Twizy 2.0”, o che la Volpe Car in uscita nel 2013 non abbia tutti questi difetti.

Un altro “difetto” che non ho citato è quello della batteria; non è proprio un difetto, ma piuttosto una miglioria da implementare in qualunque mezzo elettrico: la doppia batteria. Avendo due batterie identiche su un mezzo, si può avere una ragionevole certezza dell’autonomia, perchè quando è finita l’autonomia di una, si sa che sicuramente sarà possibile al massimo percorrere solo altrettanto spazio di quello già percorso. A scapito, però, delle dimensioni delle batterie: dovranno essere più grandi, per poter sopportare scariche maggiori.

In conclusione, il progetto Renault di “mobilità elettrica a 2” per il momento è un totale fallimento.

Aspettiamo di vedere cosa combineranno Volpe, Audi, Volkswagen e tutti quelli che stanno studiando city car elettriche a uno o due posti.

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14 Risposte to “Prove su strada: Renault Twizy 80”

  1. giorgio 2013/06/22 a 19:27 #

    chi ha scritto questa prova, non è in possesso delle più elementari basi dell’elettrotecnica: ripassare la legge di Ohm please, prima di parlare a vanvera!
    Il discorso sui cavi di ricarica che si scaldano è veramente comico…
    probabilmente si è fatto una prolunga per ricaricare 7Kwh di batteria, con un doppino da 0,75mm… non ho parole…
    tralasciamo la questione “acqua dei tergicristalli vicino alla presa 220V”, perchè mi sembra di sentire mia mamma quando sto per uscire e mi dice copriti che fa freddo!
    Guarda che se anche cade dell’acqua sulla presa, non è che scoppia la macchina come nei film…

    ma se di giorno fate i salumieri, di notte non scrivete post su auto elettriche!

    cmque i finestrini esistono come optional non originale.
    la chiave incassata poi… è veramente un problema insormontabile…
    senza alette parasole, è veramente impossibile guidare…
    come facciamo senza luce abitacolo? Col buio in quell’abitacolo, ci si può perdere….
    superfici di appoggio assenti? Guarda che è un auto, non una mensola…
    gli sportelli taglienti, saranno la nuova sceneggiatura per Nightmare 18…
    Sbuffi di sabbia in faccia? Aghi di pino per terra? E l’invasione delle cavallette?????

    • jumpjack 2013/06/22 a 21:25 #

      Ho usato una normale prolunga casalinga per ricaricare… come farebbe qualunque “persona qualunque” dopo essersi comprata una Twizy.

      Se va l’acqua nella presa di corrente non muore solo nessuno… salta solo la corrente, si può sempre riattaccare.

      Comunque, guarda com’è fatta la GreenGo Icar.0 italiana, e poi dimmi se la Twizy ti sembra ancora una minicar elettrica o una barzelletta! 😉
      http://greengomoving.it/

      • Andrea 2013/09/23 a 08:51 #

        Ho chiamato, prezzi 11.200 euro senza batterie per la greengo e 15500 con le batterie. Certo un po più comoda della twizy ma con i prezzi come la mettiamo?

      • jumpjack 2013/09/23 a 09:53 #

        11000 euro contro i 22000 della smart, grande uguale ma più veloce, non è male. Purtroppo i prezzi sono da mercato di nicchia senza economia di scala.
        Altre minicar elettriche analoghe come Tazzari e Belumbury costano 26000 euro!

  2. giorgio 2013/06/24 a 18:08 #

    interessante, peccato solo per l’estetica orripilante, ma i gusti sono gusti.
    se avesse la centralina programmabile in modo tale di alzare la velocità max a discapito dell’autonomia, avrebbe quasi tutti gli attributi per il grande pubblico.
    mancherebbe solo la possibilità di ingresso in autostrada, ma credo sia un limite insormontabile perchè credo sia stata omologata come quadriciclo.

  3. Peter 2013/07/24 a 22:51 #

    Mi sembra che ti lamenti molto troppo. Come l’hai detto bene, è piuttosto uno scooter a quattro ruote che una macchina. Allora, come mai ti lamenti del freddo? Come mai spendi (per modo di dire) delle ore per lamentarti sull’assenza dell’alletta? O che non puoi mettere il tuo cellulare sulla plancia? Mannaggia… Mi dispiace, ma non credo che il tuo resoconto sia un test utile perché scrivi troppo poco sulle cose che contano veramente.

    • jumpjack 2013/08/03 a 18:29 #

      Beh, se devo stare al freddo… perchè spendere 9000 euro? Allora ne spendo 4000 per uno scooter!
      Se mi compro un mezzo coperto mi aspetto… che mi copra, e che abbia un cruscotto dove appoggiare la roba? Sennò a che serve?
      A me sembra che l’unico vantaggio della Twizy sia che non devi portare il casco.

      • nonno_in_cariola 2013/09/23 a 08:20 #

        Nulla di personale ma chi scrive l’articolo è il calssico italiano che è restio a tutte le innovazioni. Questa mentalità … blocca la propensione al cambiamento . Purtroppo ci meritiamo questo.

      • jumpjack 2013/09/23 a 08:42 #

        Io?
        Io sono talmente restio alle innovazioni che guido uno scooter elettrico da due anni,ci ho fatto 20.000 chilometri e organizzo due o tre raduni di scooter elettrici all’anno. 😉
        http://jumpjack.wordpress.com/2013/09/10/settimana-europea-della-mobilita-e-raduni-di-scooter-a-genzano-e-a-roma/

      • Andrea 2013/09/23 a 08:58 #

        Jumpjack acquistare uno scooter elettrico a 4000 euro la vedo molto dura, quello che mi meraviglia però è che sei un “elettrico” perché così contrario a questo scooter a 4 ruote? in fondo è quella la filosofia anche se ora anno messo porte e finestrini, rimane un veicolo sbarazzino più sicuro di una moto con prestazioni notevoli e costi contenuti, in fondo su qualsiasi mezzo elettrico si spendono 3000 euro di litio in 5 anni, qui hai anche il vantaggio di pagarle a piccole rate ed hai una bella moto ora anche con finestrini in plastica, a me sembra fantastica, per l’uso cittadino insuperabile, puoi persino trasportare un passegero all’occorrenza.

      • jumpjack 2013/09/23 a 09:58 #

        Mi sta sulle **** come la smart, mezza macchina che costa più di una macchina intera (e parlo di quella a benzina!).
        La twizy è mezzo scooter (ha solo un posto “praticabile”) che costa e ingombra quanto due scooter!
        La greengo icaro mi pare l’unica minicar ragionevole sul mercato attualmente, in attesa della mitica e fantomatica zagato volpecar.

  4. Twizyman 2014/05/15 a 19:11 #

    La mia Twizy si è rotta ben tre volte nel giro di 17 mesi, inoltre dopo averla venduta mi hanno addebitato 344 euro fra chiusura del contratto di noleggio batterie e bilancio kilometrico anche se sono stato al di sotto dei km che dovevo percorrere come firmato nel contratto. La concessionaria Nuovacomauto di Pistoia e Firenze non mi aveva informato che se il veicolo si vende prima dei 48 mesi ci si ritrova a pagare queste cifre per rivenderla, vergognatevi. Ah e quando si arriva a rivenderla e’ un casino perché bisogna noi far firmare il contratto di affitto ai nuovi proprietari e girarlo per fax alla es mobility…io ho impiegato sei mesi per trovare un concessionario che me la comprasse (il 95 % non la vuole nemmeno ritirare), pagata 8.000 euro rivenduta a 4.000 euro con 12.000 km percorsi in 17 mesi…si svaluta molto più di qualsiasi mezzo, senza parlare dei pezzi di ricambio e dei pneumatici che costano sui 300 euro….e poi tutta una serie di disavventure anche con l’assistenza renault che a mio avviso e’ davvero pessima (non sto a scrivervi tutto senno’ potrei farci un poema). Mai più una Renault….

    • jumpjack 2014/05/15 a 20:53 #

      Grazie per la testimonianza. Probabilmente il costo per il recesso anticipato era nel contratto… ma io ho provato a leggerlo e mi sono perso nel contorsionismo legalese e nalla moltitudine di clausole!!

      Che guasti hai avuto esattamente? Mi interessa il tuo poema! 🙂

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  1. Renault Twizy - Pagina 12 - 2013/09/23

    […] euro), è un discreto affare. Qui trovi l'esito della mia prova di una Twizy 80 per 24 ore: Prove su strada: Renault Twizy 80 | Guida all'auto elettrica Batterie, DoD e profondità di scarica: *** Scaricare le batterie solo fino a metà prima […]

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